Prendete la falce portate il martello

mercoledì 8 dicembre 2010

Uniamo le lotte contro il capitale

“Gli studenti veri stanno a casa a studiare”. Con questa frase il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha commentato la grande mobilitazione dell’1 dicembre, giorno dell’approvazione alla Camera del ddl Gelmini.
La filosofia della maggioranza di governo, e anche di molti politici in generale, è sintetizzata in questa frase. La scuola sarebbe solo una fucina di nozioni, una fabbrica di voti, pagelle…

La mobilitazione degli studenti e dei lavoratori è però effettivamente meno massiccia quantitativamente rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare e in particolare tra questi ultimi fatica ad esprimere tutto il suo potenziale.

Secondo Lorenzo Albanese, insegnante di geografia economica all’ITC di Bari intervistato da dol’s, questo è dovuto alle difficoltà dei sindacati e ad una sfiducia nei confronti dello strumento dello sciopero, un tempo in grado di incidere sulla sopravvivenza stessa di un Governo e oggi molto ridimensionato, oltre che da “un misto di disfattismo e qualunquismo” che spesso tra l’altro si trasmette agli studenti.

Senz’altro, la mancanza di una reale sponda politica nelle istituzioni dello Stato incide negativamente sulla possibilità di successo della piazza; la lunga serie di sconfitte del movimento sindacale e studentesco ha prodotto un grande scetticismo rispetto alla reale efficacia degli strumenti tradizionali.

Altro punto dolente è la difficoltà stessa dell’unire le rivendicazioni dei lavoratori e degli studenti: come dice Albanese, spesso i docenti non godono della stima e della fiducia degli studenti e questo mina la loro capacità di unire le forze.

Appare comunque evidente l’assoluta necessità di portare avanti una battaglia per il futuro delle giovani generazioni, lavorando a ricucire gli strappi e a mediare i conflitti tra studenti e lavoratori in modo che possano lottare uniti contro gli attacchi condotti alla scuola e alla cultura, e quindi in prospettiva alla stessa Costituzione repubblicana, dal blocco di potere che al momento guida il Paese.

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