Prendete la falce portate il martello

venerdì 30 luglio 2010

Il Governo è in panne.. Subito alle urne..




Con l'uscita di Fini dal PdL e la creazione di gruppi autonomi sia alla Camera che al Senato comincia per il Governo Berlusconi la stagione prodiana del continuo traballare sulle cifre dei voti nelle aule parlamentari.
Il PD per suo conto è pronto ad un Governo tecnico che traghetti l'Italia non si sa bene a cosa, con una legge elettorale gradita ai due colossi malati e con manovre economiche che non si capisce a chi dovrebbero giovare se non a Confindustria.
In questa situazione la cosa migliore da fare è lavorare perché si torni alle urne: pensare che una modifica della Legge elettorale fatta a tavolino da PD e PDL ci consenta di tornare più facilmente in Parlamento non ha fondamento razionale. I partiti in Parlamento ad oggi pensano solo ai loro interessi e a portare a casa i loro stipendi che si sono "tagliati" di 1000 euro netti (ma che si erano aumentati di molto di più all'inizio della legislatura).
La Sinistra ha il dovere di ridare la parola ai cittadini, senza temere eventuali ulteriori esclusioni da Montecitorio, ma lavorando per tornarci col sostegno popolare, lavorando duro sui territori in questi mesi in cui la politica pare fermarsi, senza illusioni di sorta circa le buone intenzioni della borghesia progressista.

domenica 25 luglio 2010

Comunicare... E recuperare ciò che la Destra ci ha rubato..

I comunisti hanno il dovere di imparare a comunicare e a "vendere" la loro idea sul mercato della politica. Pensare che Berlusconi sa vendere e quindi noi che non siamo berlusconiani dobbiamo snobbare la comunicazione politica è folle. La costruzione di un partito comunista di massa passa per il saper portare i propri contenuti ai lavoratori e agli studenti, senza ergersi a docenti di teoria politica.
Dobbiamo fare attenzione all'uso degli slogan, al modo in cui facciamo i manifesti, al modo di creare un volantino.
Dobbiamo imparare a dire agli elettori che non devono votarci per non farci scomparire (che implica che agli elettori interessi qualcosa della nostra esistenza come partito), ma perché portiamo un programma a loro tutela e dobbiamo imparare a spiegarglielo questo programma.
Abbiamo il compito di creare una classe dirigente che sappia rendere i nostri contenuti accessibili a chi non ha una cultura politica formata. Occorre porsi ad un livello di complessità comunicativa più basso perché la nostra base di riferimento non ha più la formazione politica e l'interesse che c'erano negli anni d'oro del Partito Comunista. Il PCI era riuscito a portare il dibattito a livelli alti, a portare una coscienza di classe sufficientemente avanzata, ma oggi il popolo italiano è quello de Il Grande Fratello e di Amici e dobbiamo imparare a entrare in contatto con queste persone. Il che non significa diventare berlusconiani, ma sapere che il comunista deve mettersi al livello della gente, dei più deboli, dei poveri che sono anche spesso un po' ignoranti. Perché altrimenti saremmo solo un partito elitario come il Tudek iraniano che consegnò il potere nelle mani dell'ayatollah Khomeini.

Discorso simile vale per la forma partito, che in Italia ha la sua struttura più efficace nella Lega Nord. La Lega ha la struttura che è ripresa dal Partito Comunista, ma sempre per la nostra cronica contrarietà all'usare ciò che usano partiti diversi da noi (???) rifiutiamo di adottarlo.
Il Partito deve avere una struttura prettamente territoriale, con sedi nei paesini, magari anche in casa di compagni - non è necessario un ufficio politico di cui si paga l'affitto - di modo da costruire un rapporto con il popolo dei paeselli che tanti voti dà alla Lega.

In altri termini, dobbiamo scendere sul terreno organizzativo e comunicativo dei nostri avversari, senza il timore di contaminarci, portando i nostri contenuti e le nostre idee che poi sono decisamente migliori e più prossimi ai bisogni del popolo italiano.

sabato 24 luglio 2010

Prima la politica, poi i leaders

Siamo due compagni iscritti da tempo alla federazione della sinistra, che dopo aver letto le parole offensive e decisamente fuori luogo dei vendoliani e affini, hanno deciso di fare un appello a tutte le personalità della Federazione della Sinistra. Le parole degli amici dirigenti di Sinistra Ecologia e Libertà non vanno nella direzione da loro auspicata dell’ unità a sinistra ma mirano a screditare la nostra azione politica bollandola come arcaica nei suoi contenuti di lotta. Davanti a tali parole riteniamo che l'auto-candidatura di Vendola debba passare in secondo piano nei nostri ragionamenti politici.

Avremmo preferito che la nostra risposta non riguardasse tanto la nostra ostilità nemmeno troppo velata alla candidatura del governatore pugliese, a cui però non si capisce chi contrapponiamo dal momento che vorremmo entrare in un'alleanza democratica senza confini certi, quanto le parole che lo stesso governatore ha riservato alla nostra formazione definita “cimitero”.

Noi siamo uomini e donne che credono in un ideale, che si battono per migliorare le condizioni disastrose in cui gran parte degli italiani si trovano oggi, operai in cassa-integrazione, precari licenziati, per non parlare delle continue umiliazioni a cui la nostra carta costituzionale è sottoposta. Su queste lotte e su questi valori si deve concentrare il nostro percorso politico.

La priorità della Federazione della Sinistra deve essere la creazione di un partito forte, presente sul territorio con una linea politica chiara e che sappia rispondere agli attacchi che gli vengono rivolti.

La FdS non deve esser solo un contenitore "per non scomparire" deve trovare forza nei territori, capace di essere un polo di attrazione di tutte quelle forze alternative capaci di dare vera risposta alle istanze della popolazione, senza attuare una politica cesarista, che andrebbe per terminare in un film già visto.

Le valutazioni sulle candidature a premier sono da considerarsi al momento premature.

Stefano Rognoni – Comitato Politico Regionale PRC Lombardia
Sarah Latorre – Comitato Federale PdCI Taranto

lunedì 19 luglio 2010

9 anni.. Da Genova..

Posto uno scritto dell'anno scorso, lo posto anche dopo le dichiarazioni di Nichi Vendola che ha definito Carlo Giuliani "l'eroe ragazzino"..

Noi non dimentichiamo quel 20 luglio di otto anni fa. Non possiamo dimenticare Genova, non possiamo dimenticare Carlo Giuliani che non era un eroe. Era un ragazzo, come tanti altri in quell'afosa giornata estiva, un ragazzo che aveva imparato che per ciò che si ritiene giusto bisogna schierarsi, rischiare del proprio. Ha pagato con la vita questa sua consapevolezza, ucciso da un poliziotto.


Non siamo qui per incolpare un agente, inviato in una città di cui non conosceva la geografia delle strade. Ma non possiamo tacere che quella fu una conseguenza di una volontà che partiva da ben più in alto. Non possiamo dimenticare che durante il Governo Prodi colui che si erge a paladino della giustizia, Antonio Di Pietro votò contro la commissione di inchiesta parlamentare sui fatti di quel G8, commissione che era uno dei punti fondamentali del programma dell'allora centro-sinistra, punto fortemente voluto da Rifondazione Comunista e dai Giovani Comunist* che a Genova c'erano, che a Genova hanno rischiato la vita insieme a quelle persone.

No, non possiamo dimenticare. Quelle immagini resteranno per sempre impresse nelle nostre menti. E vogliamo che anche voi non dimentichiate. Perché in questo Paese si dimenticano troppo facilmente le vite sradicate perché non conformi ai dettami del potere.

sabato 17 luglio 2010

Il socialismo.. passa dalle lotte

La situazione economica mondiale provoca ovunque miseria e morte, grosso modo quello che i capitalisti accusavano noi comunisti di portare. In Italia il 13,1% vive sotto la soglia di povertà (a cui si aggiungono i fuori-statistica, gli immigrati irregolari, i braccianti stagionali, gli invisibili).
Le imprese chiudono per riaprire dove i diritti dei lavoratori non esistono e sono aiutate in questo dal benestare del potere politico che sovvenziona le delocalizzazioni e quindi indirettamente i licenziamenti.
Fioccano in questi giorni i licenziamenti politici di delegati sindacali rei di aver alzato la testa contro il padrone, ma i lavoratori - questa volta - non ci stanno. E' un estate di lotta che preannuncia una lunga stagione di mobilitazione che probabilmente andrà ben oltre le volontà dei sindacati, troppo spesso collusi nei loro vertici con i padroni. Una lunga stagione di lotta che deve avere come obiettivo un cambiamento nel modo di essere di questa società.
Il nostro appoggio alle vertenze ha senso nel contestualizzarle e nel dare loro un orizzonte diverso dalla semplice vittoria momentanea, perché tale vittoria sarebbe fragile e sottoposta ai capricci dei potenti. E d'altro canto l'orizzonte che proponiamo non ha senso se non nelle lotte di questi uomini e queste donne.
Il comunismo, la società socialista e comunista, non sono principi astratti, sono il risultato del cambiamento dei rapporti di forza che ha luogo nella generalizzazione del conflitto, nel non lottare nel singolo stabilimento ma in tutto il Paese, e non solo nel Paese ma in tutto il mondo globalizzato.
La lotta dei lavoratori è la nostra lotta, è la lotta per il socialismo. Il mondo migliore è in queste lotte e attraverso queste si realizza.

mercoledì 14 luglio 2010

A Olgiate cade la giunta.. Il PD verso l'alleanza con la Lega Nord

Caduta la Giunta di centro-destra di Olgiate Comasco, scontri furibondi nella maggioranza PdL e Lega, con due assessori pronti alle dimissioni a cui il sindaco aveva con anticipo ritirato le deleghe, ma senza riuscire a salvare l'amministrazione (e la poltrona).
Con ogni probabilità si voterà in primavera e qui scattano i tatticismi politicisti.
Il Partito Democratico, anziché formare una coalizione di centro-sinistra o una lista civica di centro-sinistra con le forze di opposizione e almeno progressiste, punta ad una lista civica ampia in cui fare entrare - pare da indiscrezioni - la Lega Nord.
Sì, proprio la Lega che fa le ronde padane, la Lega dei pestaggi, la Lega che tuona contro gli immigrati e vuole bruciare vivi i "clandestini" e possibilmente pure i "terroni". Una cosa simile era capitata a Lipomo dove il PD voleva sostenere l'ex-vicesindaco del PdL e solo per banali politicismi si è risolto a formare una lista civica di centro-sinistra in cui la presenza di candidati vicini alle nostre posizioni era forte..
E' da ritenere che questo episodio si possa espandere anche a livello nazionale dove "chiunque possa servire a vincere va bene". Noi a questo non ci stiamo, noi crediamo che sia il programma e le idee a dover stabilire le alleanze eventuali. Se il Partito Democratico deciderà di proseguire su questa strada non ci sarà altro da fare che bloccare le trattative e passare allo scontro aperto. Mi rivolgo alla base del PD, che spesso si ritiene di Sinistra, volete davvero una lista leghista? Una politica secessionista e becera?
La scelta è vostra. Noi comunisti sappiamo la nostra posizione, attendiamo di conoscere la vostra.

venerdì 9 luglio 2010

Sciopero dell'informazione

Oggi scioperano i giornalisti contro la legge bavaglio, legge ancora non approvata dal Parlamento che impone di non divulgare notizie prima del rinvio a giudizio (mediamente 5/10 anni dal fatto) e per essere più sicuri impedisce di avere notizia del fatto di cui si dovrebbe giudicare, imponendo limiti seri alle intercettazioni ambientali che sono da anni il fulcro della lotta alla criminalità organizzata - che in Lombardia è molto forte anche se continuiamo a dirci il contrario.
Ho scelto di scrivere comunque perché è importante sapere ciò che avviene ed è importante reagire. L'informazione è sempre meno democratica, sempre più legata agli interessi politici del Governo e di editori che - per quanto possano essere definiti comunisti dal premier - sicuramente non lo sono, al punto da vietare che il nome di Rifondazione Comunista compaia negli articoli.
Oggi noi abbiamo il dovere di sostenere questo sciopero, contro un indecente provvedimento che avrebbe tolto ai cittadini il diritto di sapere che - ad esempio - due imprenditori si erano telefonati ridendosela dei terremotati aquilani, o che Bertolaso anziché guidare gli aiuti alle popolazioni si faceva massaggiare, o che a L'Aquila la ricostruzione è tutt'altro che a buon punto anzi non è proprio praticamente iniziata.
Film come Draquila o le inchieste sarebbero illegali perché sfrutterebbero dati che non potrebbero essere ottenuti e meno che mai pubblicati.
Rivolgo un appello a tutti per la mobilitazione contro queste assurde norme che porterebbero l'Italia indietro nel Ventennio, senza più reati a meno che la loro divulgazione non sia decisa dal Governo lanciando cifre populistiche circa l'incidenza di stranieri nella criminalità e tacendo i crimini dei colletti bianchi, da sempre importante base elettorale di Destra e Centro-sinistra.

martedì 6 luglio 2010

Fini non è la soluzione...

Fini non è una reale alternativa a Berlusconi e alle sue politiche
I telegiornali di questi giorni continuano a parlare della possibile rottura tra il Presidente della Camera Gianfranco Fini e il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
Sebbene sia sempre importante analizzare cosa avviene nel campo avversario e sperare in una rottura delle file nemiche, è anche assolutamente necessario comprendere come non si possa affidare a questo le sorti del Paese e in particolare della classe operaia.
Il berlusconismo è entrato in noi a tal punto da farci sperare che Fini sia il futuro governante? Non dovremmo forse noi opporci alle politiche del premier - e della Destra - anziché alla persona del Premier in quanto tale?
A mio parere il compito dei comunisti e della Sinistra deve essere stare a fianco dei lavoratori e degli studenti in lotta, dare una prospettiva di vittoria che non può essere "togliamo Berlusconi e mettiamo Fini". E nemmeno il grande governo di unità nazionale, perché mai nessun governo ha fatto peggio nella storia della repubblica di quelli di unità nazionale (o tecnici che dir si voglia).
Io lo dissi nell'intervista a L'Ordine. La Sinistra e le persone di Sinistra devono smettere di pensare a Berlusconi come un demone, un essere maligno in sé, perché Berlusconi non fa niente altro che tutelare gli interessi di classe della sua base politica. Certo, lo fa con meno stile, ma non possiamo permetterci di badare allo stile, occorre guardare alla sostanza. E la sostanza è che difende gli interessi padronali in modo non diverso da come farebbe Fini, o Casini, o Di Pietro o Bersani.
Quindi basta sperare nel ribaltone, ne otterremmo certo una politica più politica, ma il nostro obiettivo dovrebbe essere un altro. Deve essere la sconfitta ed il superamento di questo sistema economico.
In questo sta la differenza tra i comunisti e il popolo viola a cui pure partecipiamo. Noi non vogliamo la fine di Berlusconi ma del sistema capitalistico che da decenni macella milioni di vite, non vogliamo lo scalpo di un uomo, ma della sua classe di riferimento, dei padroni e padroncini, dei caporali, degli evasori fiscali.
Noi non ci fermeremo finito Berlusconi, il nostro orizzonte è molto più in là.

Il giovane che si dice comunista ma non nemico di Berlusconi


Un'esperienza in Lotta Comunista, oggi militante di Rifondazione, Stefano Rognoni vuole cambiare il sistema. Per riuscirci, spiega, bisogna andare oltre l'apparenza, il gossip e le rivalità personali

Può dar lezione anche una frase, distrattamente o in modo conscio inserita nella presentazione di un film su Woodstock: "Un concerto divenuto simbolo di un'epoca in cui tutto sembrava possibile". Anno 1969. "Io invece credo che i sogni si possano ancora realizzare". Stefano Rognoni, 21 anni, maturità scientifica e ora studente alla facoltà di Scienze Politiche, va subito oltre e al dunque.
Dice che "la politica dev'essere un sogno" e intende la "voglia di riscattarsi, di cambiare le cose. Laddove il sogno manca, si è già vecchi, anche se si è ancora giovani". Non basta l'anagrafe né un incarico nei Giovani Comunisti di Como: che, a differenza degli altri del gruppo, non è quello di coordinatore, "perché da noi le decisioni si prendono insieme. Io convoco le riunioni, porto ordini del giorno, preparo relazioni".
Cominciò a sedici anni sui testi di Marx, Lenin e i classici del comunismo, a piano terra di Villa Olmo dove Lotta Comunista teneva riunioni e discussioni. "Non volevo cominciare un'esperienza politica senza possedere le basi teoriche".
Anacronistico? "No. Noi siamo portatori di valori universali. Che non sono più quelli del Novecento o della Rivoluzione d'ottobre, vanno rivisti e corretti. Ma da correggere a negare un intero impianto di idee c'è molto spazio".
A 18 anni s'iscrive a Rifondazione Comunista: senza rinnegare il passato, solo "decisi di scendere in campo in una formazione che potesse dare risposte e cambiamenti nell'immediato, che non si muovesse solo nell'orizzonte futuro di una società nuova".
In quei tempi frequentava ancora il Liceo Giovio, partecipava a manifestazioni e occupazioni ma senza investiture. "Non ho voluto incarichi elettivi perché desideravo lasciar spazio a giovani più legati ai bisogni della scuola che a una visione politica. Il rappresentante di istituto dev'essere rappresentante di tutti, non solo di una parte: anche se sarebbe stata la mia parte".
Oggi fa parte del collettivo universitario Pantera a Milano, è membro del Comitato Politico Regionale di Rifondazione dall'inizio anno e dal luglio 2008 del comitato di Como.
All'inizio del 2009 i giovani comaschi erano appena sei: "Non siamo un partito che punta alle tessere ma alla qualità. Noi chiediamo militanza, non vogliamo deleghe ma un impegno di ciascuno al cento per cento. Ultimamente stiamo crescendo anche nei numeri: credo lo dobbiamo proprio alla possibilità di lavorare ed essere attivi in prima persona in questo momento di crisi economica. La nostra arma è la parola, con cui possiamo spiegare che la crisi non è una disfunzione del sistema economico, ma è il sistema economico, basato sul profitto e dunque sulla finanza. In alternativa proponiamo la nazionalizzazione delle industrie in crisi, da porre sotto controllo operaio: se l'imprenditore bada al profitto lo Stato non deve prendere il suo posto, ma la produzione dev'essere controllata dal lavoratore".
Idee antiche che provano ad aggiornarsi, ad adattarsi al presente, perché "l'alleanza tra contadini e operai non basta più: bisogna coinvolgere i precari e una forte componente che opera nel settore terziario. Da correggere è anche l'idea di un partito che una volta al potere si è rivelato un impianto burocratico". Dimostrazione che la teoria è utopia, incapace di tradursi in realtà? Stefano nega: "al potere il comunismo non ha avuto modo di svilupparsi. In passato sono stati commessi errori: anzitutto, pensare che il comunismo si potesse affermare in un solo Paese. Insidiato da truppe nemiche ai confini, ha portato a una burocrazia e a disuguaglianze: non più di classe ma di partito. Si è costituita una piramide fatta di cariche. L'obiettivo del comunismo, invece, è l'annullamento delle classi. Ciò però non si può fare per decreto: sarebbe una copertura formale a qualcosa su cui non si è lavorato abbastanza. Serve il consenso, non la forza e un apparato repressivo". Quanto alla Cina, "il comunismo non esiste. Non può esistere là dove l'economia è capitalistica".
Principi e idee "traditi", mentalità rassegnata al "così era, così sarà": l'errore degli altri o di chi con gli altri è sceso a compromessi, in un'alleanza deleteria col governo Prodi, è stato "non cercare di cambiare le cose in profondità, nascondersi dietro una cortina fumogena che svincola l'attenzione su problemi che sono solo la superficie di magagne più grandi. Rifondazione pensava di poter spingere più a sinistra l'asse del governo, verso un percorso legislativo favorevole ai lavoratori. Ma è stata un'analisi sbagliata, un'alleanza basata su un programma fumoso. Quell'esperienza e l'uscita dal parlamento però ci ha aiutati a riprendere la direzione giusta, a riavvicinarsi al popolo".
Primo passo, l'unificazione della diaspora di partiti comunisti, "che sia però un'unità dal basso, non una fusione tra dirigenze. Il partito è stato martoriato da scissioni a causa di una visione miope della classe dirigente e dell'idea sbagliatissima che chi non era d'accordo doveva andarsene".
Premessa necessaria alla lotta per la tutela dei diritti dei lavoratori e una tassazione progressiva, la tutela ambientale, una scuola pubblica di qualità che non favorisca il mantenimento dello status quo ma aiuti la mobilità sociale, attraverso anche l'abolizione delle sovvenzioni statali alle scuole private. O, nello specifico comasco, una cassa di solidarietà per le persone che, occupate prevalentemente nel tessile, hanno perso o perderanno il lavoro."
Più peso, meno leggerezza e attenzione a ciò che sta in profondità, senza farsi depistare dall'apparenza grandiosa di pochi fatti che mascherano situazioni problematiche. "Il caso del muro è emblematico. Si parla del muro ma non del perché si è arrivati a questo, di un modo di fare che privilegia il profitto sull'ambiente. Nessuno dice che abbiamo il lago più inquinato d'Italia, che non si fa vera raccolta differenziata. Serve una politica fatta di trasparenza e che aspiri a migliorare la vita dei cittadini: il che non vuol dire fare favori. Ma dei problemi veri della gente non si parla più, si preferiscono le escort e la vita privata di un premier. Smettiamola con il gossip, affrontiamo le questioni che stanno a cuore alla gente. Noi non siamo antiberlusconiani, non ci interessa una campagna contro la persona Berlusconi".
Nemici che non si riconoscono tali, indicati a dito dal Presidente del Consiglio ad ogni pie' sospinto come il male, senza raccogliere però ostilità: "Noi vogliamo cambiare il sistema, l'economia. Probabilmente con Berlusconi saremo sempre rivali, ma non ci sono motivi personalistici. Se domani Berlusconi ponesse le aziende sotto controllo operaio non potremmo che approvarlo".

Sara Bracchetti