Prendete la falce portate il martello

sabato 17 luglio 2010

Il socialismo.. passa dalle lotte

La situazione economica mondiale provoca ovunque miseria e morte, grosso modo quello che i capitalisti accusavano noi comunisti di portare. In Italia il 13,1% vive sotto la soglia di povertà (a cui si aggiungono i fuori-statistica, gli immigrati irregolari, i braccianti stagionali, gli invisibili).
Le imprese chiudono per riaprire dove i diritti dei lavoratori non esistono e sono aiutate in questo dal benestare del potere politico che sovvenziona le delocalizzazioni e quindi indirettamente i licenziamenti.
Fioccano in questi giorni i licenziamenti politici di delegati sindacali rei di aver alzato la testa contro il padrone, ma i lavoratori - questa volta - non ci stanno. E' un estate di lotta che preannuncia una lunga stagione di mobilitazione che probabilmente andrà ben oltre le volontà dei sindacati, troppo spesso collusi nei loro vertici con i padroni. Una lunga stagione di lotta che deve avere come obiettivo un cambiamento nel modo di essere di questa società.
Il nostro appoggio alle vertenze ha senso nel contestualizzarle e nel dare loro un orizzonte diverso dalla semplice vittoria momentanea, perché tale vittoria sarebbe fragile e sottoposta ai capricci dei potenti. E d'altro canto l'orizzonte che proponiamo non ha senso se non nelle lotte di questi uomini e queste donne.
Il comunismo, la società socialista e comunista, non sono principi astratti, sono il risultato del cambiamento dei rapporti di forza che ha luogo nella generalizzazione del conflitto, nel non lottare nel singolo stabilimento ma in tutto il Paese, e non solo nel Paese ma in tutto il mondo globalizzato.
La lotta dei lavoratori è la nostra lotta, è la lotta per il socialismo. Il mondo migliore è in queste lotte e attraverso queste si realizza.

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