Oggi scioperano i giornalisti contro la legge bavaglio, legge ancora non approvata dal Parlamento che impone di non divulgare notizie prima del rinvio a giudizio (mediamente 5/10 anni dal fatto) e per essere più sicuri impedisce di avere notizia del fatto di cui si dovrebbe giudicare, imponendo limiti seri alle intercettazioni ambientali che sono da anni il fulcro della lotta alla criminalità organizzata - che in Lombardia è molto forte anche se continuiamo a dirci il contrario.
Ho scelto di scrivere comunque perché è importante sapere ciò che avviene ed è importante reagire. L'informazione è sempre meno democratica, sempre più legata agli interessi politici del Governo e di editori che - per quanto possano essere definiti comunisti dal premier - sicuramente non lo sono, al punto da vietare che il nome di Rifondazione Comunista compaia negli articoli.
Oggi noi abbiamo il dovere di sostenere questo sciopero, contro un indecente provvedimento che avrebbe tolto ai cittadini il diritto di sapere che - ad esempio - due imprenditori si erano telefonati ridendosela dei terremotati aquilani, o che Bertolaso anziché guidare gli aiuti alle popolazioni si faceva massaggiare, o che a L'Aquila la ricostruzione è tutt'altro che a buon punto anzi non è proprio praticamente iniziata.
Film come Draquila o le inchieste sarebbero illegali perché sfrutterebbero dati che non potrebbero essere ottenuti e meno che mai pubblicati.
Rivolgo un appello a tutti per la mobilitazione contro queste assurde norme che porterebbero l'Italia indietro nel Ventennio, senza più reati a meno che la loro divulgazione non sia decisa dal Governo lanciando cifre populistiche circa l'incidenza di stranieri nella criminalità e tacendo i crimini dei colletti bianchi, da sempre importante base elettorale di Destra e Centro-sinistra.
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