Prendete la falce portate il martello

martedì 14 dicembre 2010

La fiducia alla Camera c'è (di poco), ma nel Paese non più


Berlusconi si salva alla Camera grazie alla compravendita di deputati: 314 a 311 viene respinta la mozione di sfiducia di PD-IDV-UDC-FLI...
In quei 314 stanno anche 2 ex-IDV, 2 FLI e Calearo del PD.. Ma non erano (PD e IDV) quelli che avevano chiamato al voto utile anti-Sinistra? Dicendo che solo così avremmo avuto una forte opposizione al Silvio? Ebbene l'hanno salvato.. Veltroni ha salvato Berlusconi, ancora una volta.. Non c'è che dire..
Donadi aveva detto "non è colpa nostra se li prendiamo onesti e poi diventano disonesti": immagino l'onestà di chi si fa comprare per pagare il mutuo della casa (con tutti i soldi che prende da parlamentare...)
Vale però la pena di dire che questa maggioranza è molto risicata in Parlamento e i 100 e passa voti che c'erano nel 2008 sono diventati 3.. In altri termini il Governo farà molta più fatica a far passare le sue misure. Purtroppo questa fatica non la farà per far passare la legge Gelmini, condivisa da FLI ("è la cosa migliore di questo Governo" sic!) e anche da settori eletti nel PD (l'API di Rutelli) o tuttora seduti nello stesso PD (la Garavaglia - resp. Istruzione del PD che dice che sostanzialmente condivide il contenuto del ddl).
Unica vera nota allegra è che la maggioranza nel Paese non esiste più, le migliaia di persone che si sono mobilitate per sfiduciare loro - e non le Camere che non rappresentano più nessuno - il Governo sono la più bella dimostrazione che si può cambiare.
Ed è nostro preciso compito essere il riferimento di quel popolo, questo dev'essere il senso della nostra azione. Mostriamo insieme l'Italia migliore, l'Italia dei lavoratori che non si vendono..

sabato 11 dicembre 2010

Necessità di entusiasmo

Il più grave problema dei comunisti in Italia in questo momento storico è lo scoramento, l'idea che ormai si sia destinati a scomparire e che nulla si possa fare per cambiare questa situazione: risultato? Non si fa nulla e la previsione si auto-avvera.

E' necessario recuperare l'entusiasmo e la militanza, intesa come presenza costante sul territorio, nelle scuole e sui luoghi di lavoro, valorizzando i compagni al loro interno e allargando il fronte con parole d'ordine che diano ai destinatari del nostro messaggio la sensazione che "chi non è di Destra è comunista e deve stare coi comunisti".

La forza di un partito comunista si misura innanzitutto nella sua capacità di stare tra la gente, di parlare con loro, di dare loro una prospettiva di società differente da quella attuale. Per troppo tempo abbiamo trascurato la parte militante della nostra attività, che oggi invece va valorizzata per contrastare la maggiore capacità mediatica di personaggi carismatici come Vendola o Grillo. Dobbiamo essere noi migliaia di megafoni di una causa di un mondo migliore, e anche se siamo più piccoli siamo senz'altro di più. E con la nostra presenza riusciremo a uscire dalla crisi della politica da Sinistra, dove Sinistra non è solo una parola da citare, ma un insieme di valori scritti nella Costituzione col sangue dei partigiani che hanno lottato senza farsi alcun problema della loro debolezza mediatica. Loro hanno vinto. Noi possiamo farcela, se lo vogliamo.

mercoledì 8 dicembre 2010

Uniamo le lotte contro il capitale

“Gli studenti veri stanno a casa a studiare”. Con questa frase il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha commentato la grande mobilitazione dell’1 dicembre, giorno dell’approvazione alla Camera del ddl Gelmini.
La filosofia della maggioranza di governo, e anche di molti politici in generale, è sintetizzata in questa frase. La scuola sarebbe solo una fucina di nozioni, una fabbrica di voti, pagelle…

La mobilitazione degli studenti e dei lavoratori è però effettivamente meno massiccia quantitativamente rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare e in particolare tra questi ultimi fatica ad esprimere tutto il suo potenziale.

Secondo Lorenzo Albanese, insegnante di geografia economica all’ITC di Bari intervistato da dol’s, questo è dovuto alle difficoltà dei sindacati e ad una sfiducia nei confronti dello strumento dello sciopero, un tempo in grado di incidere sulla sopravvivenza stessa di un Governo e oggi molto ridimensionato, oltre che da “un misto di disfattismo e qualunquismo” che spesso tra l’altro si trasmette agli studenti.

Senz’altro, la mancanza di una reale sponda politica nelle istituzioni dello Stato incide negativamente sulla possibilità di successo della piazza; la lunga serie di sconfitte del movimento sindacale e studentesco ha prodotto un grande scetticismo rispetto alla reale efficacia degli strumenti tradizionali.

Altro punto dolente è la difficoltà stessa dell’unire le rivendicazioni dei lavoratori e degli studenti: come dice Albanese, spesso i docenti non godono della stima e della fiducia degli studenti e questo mina la loro capacità di unire le forze.

Appare comunque evidente l’assoluta necessità di portare avanti una battaglia per il futuro delle giovani generazioni, lavorando a ricucire gli strappi e a mediare i conflitti tra studenti e lavoratori in modo che possano lottare uniti contro gli attacchi condotti alla scuola e alla cultura, e quindi in prospettiva alla stessa Costituzione repubblicana, dal blocco di potere che al momento guida il Paese.

venerdì 8 ottobre 2010

Oggi non siamo in piazza, perché prepariamo una piazza vera, a Como

Oggi come GC non siamo scesi in piazza a Como per la giornata contro la Gelmini, pur condividendo gli obiettivi che questa giornata di cortei si prefigge. Non l'abbiamo fatto perché a Como siamo stati impegnati a organizzare l'assemblea con il compagno Giorgio Cremaschi, che stasera parlerà nella sala Noseda della Camera del Lavoro, e perché riteniamo importante che la piazza comasca conosca slogan politici.
Mi è dispiaciuto molto sintonizzarmi su Radio Popolare e sentire uno studente comasco andato alla manifestazione di Milano organizzata da Cantiere e altri soggetti pseudo-anarcoidi "a me non me ne fotte un cazzo della scuola, siamo scesi per dire solo una cosa Taricone vola porco dio"..
Questo è proprio il clima che dobbiamo combattere e contro cui ci stiamo organizzando. Il nostro obiettivo è intercettare coloro che sono davvero disposti a mobilitarsi per una scuola pubblica di qualità, per una formazione che dia a tutti la possibilità di conoscere per non farsi comandare.
Noi non accettiamo il genere di persone che ho citato sopra, a cui interessa solo far sega, per noi quelli possono tranquillamente non partecipare al corteo. Non condividiamo l'idea del "purché si sia in tanti accettiamo tutto e tutti". Pensiamo che la lotta debba essere condotta con consapevolezza e riteniamo dichiarazioni come quella dello studente comasco lesive dell'intero movimento studentesco e delle battaglie che portiamo avanti.
Lanciamo una campagna per arrivare a una mobilitazione nella nostra città che veda il cuore della scuola pubblica scendere in campo per dire NO alla Gelmini, NO ai tagli, NO ai finanziamenti alla scuola privata senza se e senza ma, NO all'intromissione dei privati nella vita universitaria.
Per questo lottiamo. E perché non si abbiano più a ripetersi eventi e dichiarazioni qualunquiste e prive di fondamento di lotta.

mercoledì 15 settembre 2010

Per un processo partecipato

"Avanti i giovani", "Avanti le donne", "Avanti..."
Per un comunista credere di poter dire frasi di questo tipo è fuori da ogni logica. Il comunismo non è l'ideologia delle fughe in avanti, delle analisi ben fatte che però restano sterili, della formazione di avanguardie autoreferenziali.
L'idea di comunismo nasce dal fatto che si debba creare certo un'avanguardia rivoluzionaria, un nucleo di persone che debbano essere portatrici dell'ideale, ma che questa avanguardia abbia necessità di costante rapporto con le masse, anche le più arretrate ed ignoranti.
Il nostro compito di avanguardia dev'essere proprio quello di creare un percorso partecipato, un progetto politico in cui le persone comuni possano identificarsi. La creazione di questo progetto implica un cambiamento di stile: non più "avanti..." ma "procediamo insieme".
Si possono avere le idee migliori ma se non si è in grado di renderle patrimonio comune, di trasmettere coscienza ai nostri ceti di riferimento, quelle idee rimarranno filosofia. E con la filosofia non si cambia il mondo.
Abbiamo davanti battaglie difficili, contro poteri che non sono mai stati così forti, con una classe operaia frammentata e confusa, sindacati collusi - per chi li vuole definire sindacati - ed un padronato che ritiene giunto il momento di far piazza pulita di ciò per cui i lavoratori hanno lottato per mezzo secolo.. Queste battaglie si possono vincere, si devono vincere.. E bisogna coinvolgere tutti coloro che credono in un futuro migliore, in un sistema diverso.

lunedì 13 settembre 2010

L'unità con la FGCI solo se dalla base

Ieri al coordinamento regionale dei GC Lombardia ho votato a favore di un documento che condanna l'azione del coordinamento nazionale che il 1 settembre ha votato senza numero legale un documento politico che vorrebbe la costruzione di un soggetto generazionale della sinistra anticapitalista. Ho approvato questo documento per due ragioni fondamentali: una di merito e una di metodo.
Innanzitutto il metodo antidemocratico con cui un coordinamento nazionale privo del numero legale ha votato un documento di tale importanza dando compito al prossimo coordinamento di "ratificarlo", non rende onore alla mia idea di organizzazione democratica, che ascolta la base e i cui dirigenti sono sopra ogni cosa dei portavoce della volontà degli iscritti. In questo caso si è mostrato invece uno scollamento dei due portavoce nazionali dalla rappresentanza nazionale dei nostri iscritti, che non possiamo accettare.
In secondo luogo, ma non per importanza, il merito della questione: si impegna l'organizzazione a un sostanziale scioglimento in un percorso che porti ad una giovanile unitaria con chi ci sta. Si tratta dello stesso orizzonte contro cui il partito tutto si è battuto a Chianciano, dello stesso orizzonte contro cui abbiamo combattuto tutti insieme (compresi gli attuali portavoce nazionali). Il fatto che la prima soggettività con cui questa fusione si debba fare sia la FGCI (la giovanile dei comunisti italiani) non mi rende più tranquillo: la mancanza di base di questa organizzazione in molte zone della Lombardia e del Paese e i rapporti non proprio collaborativi che si hanno in varie zone di Italia rischiano di portare solo ad una fusione verticistica con assegnazione di poltrone di dirigente.
La mia idea di unità a Sinistra invece è totalmente diversa e passa dalle lotte, passa dal considerare ogni compagno indipendentemente dall'organizzazione di cui fa parte in una cooperazione che si attua in battaglie comuni, produzione di materiale in comune (che non significa fare come GC - o FGCI - ma porre il doppio simbolo), manifestazioni e azioni di piazza con tutti i compagni. E soprattutto voglio che la discussione sulle differenze sia fatta prima e non dopo. Non intendo creare un contenitore più grande dei GC in cui azzuffarci con la FGCI o con altri soggetti, ma costruire uno spazio comune in cui collaborare e discutere. E se poi sarà fusione tra le nostre due organizzazioni non sarà solo una manovra di dirigenza ma di unità dei nostri iscritti come un unico corpo di un'unica organizzazione.

sabato 4 settembre 2010

Contro Dell'Utri. Risposta a L'Ordine

Il quotidiano della famiglia Berlusconi riparte con i suoi attacchi a Rifondazione Comunista, rea di opporsi con eccessiva fermezza alla mafia. L'articolo si conclude affermando che sarà sempre meglio un mafioso che si ispira a principi di libertà che un comunista.
Ebbene, personalmente sono orgoglioso degli insulti che il quotidiano più fascista di Como riserva al partito comunista e in particolare alla mia persona, perché ricordo di aver lanciato personalmente la mobilitazione del 30 agosto in tempi in cui pensavamo di organizzare un banale presidio.
Il fatto che Sallusti e soci si rintanino ancora nel non raggiungimento del quorum per i comunisti alle ultime politiche dà il senso della mancanza di argomenti e complessivamente della nostra travolgente vittoria politica che ha visto al nostro fianco una parte cospicua della base dei partiti dell'attuale maggioranza che - pur di Destra - sono persone oneste.
Ci dicono che il nostro posto è a rollarci uno spinello sul divano, ebbene io credo che - pur non avendo mai fumato - questa situazione sia molto migliore che quella del carcere ove dovrebbero essere rinchiusi Dell'Utri, Berlusconi, Confalonieri, Scopelliti e molti altri..
No, effettivamente a mio parere Dell'Utri non deve avere diritto di parola, né ora né mai in nessun luogo del territorio nazionale. E a coloro che parlano di articolo 21 ricordo che la Costituzione vieta espressamente ogni riorganizzazione del partito fascista e che la legge vieta ogni atteggiamento volto a riabilitare quanto avvenuto nel ventennio. Sarebbe da verificare a questo punto chi è contro la legge e in che misura. Io credo che un condannato per mafia in secondo grado e quindi DEFINITIVAMENTE (perché la Cassazione non può giudicare nel merito delle accuse ma solo nella forma del processo di primo e secondo grado per poi eventualmente annullare la sentenza e far ripartire tutto) non debba girare l'Italia a propagandare patacche e falsità storiche acclarate ma debba come ogni altro condannato per mafia restare in carcere fino a pena scontata. E siccome Dell'Utri dovrebbe stare in galera e non fuori non ho alcuna intenzione, come cittadino onesto e militante politico, di concedergli un diritto spettante ai cittadini onesti. Volendo può sempre fare una presentazione a San Vittore, al Bassone o in qualunque altro carcere, purché lo faccia dalla sua cella.

giovedì 26 agosto 2010

Per Tremonti la 626 è un lusso

Secondo il Ministro dell'Economia Giulio Tremonti le leggi che tutelano i lavoratori soprattutto nella loro incolumità fisica sono "un lusso che non possiamo permetterci".
Dopo la scuola pubblica di qualità, anch'essa definita "lusso", il premier in pectore del fantomatico governo tecnico sponsorizzato da Bersani attacca frontalmente i diritti frutto delle lotte operaie, le leggi che proteggono o proteggerebbero se applicate la sopravvivenza degli operai.
Forse il lusso che non ci possiamo permettere è che i politici della Repubblica guadagnino 20 volte lo stipendio di un operaio e godano in più di altri benefits, potrebbe darsi che il lusso inconcessibile debba essere l'eterno condono per i più ricchi.
Il Ministro Tremonti dovrebbe fare un anno a lavorare in cantiere senza le protezioni, o farsi un tuffetto nelle gittate bollenti del metallo fuso in un'industria metallurgica prima di parlare. Magari potrebbe cambiare idea se al posto di una comoda poltrona in Parlamento gli fosse data in mano una cazzuola in cima ad un grattacielo senza protezioni..

sabato 21 agosto 2010

Lettera dell'UAAR di Como ai Giovani Comunisti

Dire che mi fa piacere leggere la tua mail è dire poco.

Il gruppo dell'Uaar di Como si è costituito tre anni fa dopo una crescita notevolissima degli iscritti in provincia di Como (inversamente proporzionale all'andamento del tasso di laicità del nostro paese) ed abbiamo cercato di fare delle iniziative di carattere culturale per iniziare ad aggregare persone sui temi della laicità dello Stato.
Ti assicuro che non è per nulla agevole ma vale la pena di insistere.

Potremmo organizzare qualcosa anche per il 20 di settembre (meglio il 19 che è domenica). Se avete un gruppo di amici che suona potremmo anche pensare ad un incontro con un minimo di aggregazione tra le persone.

Ti premetto che, per statuto, devo limitare l'attività di Uaar Como all'ambito culturale ma, certamente, mi piacerebbe moltissimo avere l'ambizione di mettere insieme una Consulta Laica come nelle grandi città.
Vedremo che si può fare con la giusta e paziente perseveranza.

In ogni caso avremo certamente un incontro sabato 25 settembre nel pomeriggio presso la Circoscrizione di Como Centro in Via Collegio dei Dottori.

Siete invitati a partecipare sin d'ora.

Alla fine avremo un breve momento per i soci perchè dobbiamo indicare chi partecipa al Congresso annuale dell'Uaar che quest'anno si svolge a Varese.
Se riesco organizziamo anche la presentazione di un libro o, se non c'è disponibilità di un autore interessante, un momento di incontro aperto a tutti coloro che come voi possono essere interessati.

Ci risentiamo

Giovanni

venerdì 20 agosto 2010

Il nostro modo di parlare.. "Machista"??


Commentando la notizia che la parlamentare del PdL Carlucci ha dichiarato troppo bassi gli stipendi dei parlamentari mi è capitato di scrivere che gli avrei ficcato le scarpe soiodove... Ebbene mi si è fatto notare che questo sarebbe "tipico machismo italiano".. In effetti pensandoci non è un'idea così peregrina, ma a questo punto sono molti i modi di dire che si usano in questo Paese che meriterebbero questa etichetta. Non c'è bisogno che spieghi il significato di "Vaffanculo", divenuto politicamente celebre con i Vday di Beppe Grillo..
La questione che si pone è però importante e investe il nostro modo di comunicare: può una formazione di Sinistra, che vorrebbe stare a contatto col popolo, rifiutare a priori questi modi di parlare in quanto contrari allo spirito più alto della parità tra i sessi?
Ma soprattutto: può una formazione di Sinistra dover sempre tentennare nell'uso delle parole dovendo poi scegliere formule sempre altisonanti per accontentare la sua buona coscienza senza poi sapere arrivare al cuore della gente?
Personalmente ritengo che il vero machismo non sia nel linguaggio più o meno scurrile che in Italia è ancor più infarcito di riferimenti sessuali rispetto ad altri Paesi, ma sia poi il modo di comportarsi di una persona. Sono abituato a ritenere fondamentale quello che una persona fa e non come parla, e penso quindi che usare senza intenti machisti anche formule la cui derivazione viene da un clima culturale certo non femminista non sia un'ipotesi da scartare. E' forse più politicamente corretto e pulito parlare fine e poi stuprare selvaggiamente una donna? E' ovvio che no..
Noi comunisti siamo per la parità dei sessi e per la libera espressione non-violenta della volontà sessuale di ognuno. Respingiamo con forza ogni atteggiamento che porti alla violenza sulle donne e che le offenda. Ma al tempo stesso rifiutiamo l'idea di dover rinunciare ad una comunicazione popolare per il semplice piacere delle nostre orecchie talvolta troppo sensibili anche per le stesse donne. Certi termini che sono ormai entrati nel modo di parlare comune e che sono quindi stati neutralizzati nella loro connotazione violenta sono da considerarsi come semplici fattori di linguaggio che dobbiamo avere la possibilità di sfruttare..

Mail a diretta@popolarenetwork.it sul "ritiro" dall'Iraq..

La manifestazione allo scoppio della guerra in Iraq è stata il mio primo corteo, avevo 15 anni e di politica sapevo poco. Oggi ho 22 anni, milito in Rifondazione Comunista a Como e ricordo ancora come se fosse ieri quel giorno con le porte del mio liceo bloccate da centinaia di studenti che non accettavano quella guerra.


Sono passati anni e oggi gli Stati Uniti ritirano le truppe, o almeno così dicono. Già perché resteranno 50 mila uomini per addestrare gli iracheni e arriveranno altre guardie private che difenderanno le posizioni strategiche conquistate dall’Occidente.

Non c’è nessuna vittoria, perché eravamo scesi in piazza per evitare una guerra che invece si è fatta e ha distrutto un Paese e reso più forte il terrorismo. Ogni bambino, ogni donna che laggiù muore per mano dei nostri fucili sono uomini in più che vanno a rimpolpare le file del terrorismo. Obama pensa di recuperare consenso facendo fessi i suoi concittadini, non so se ci riuscirà, ma sicuramente con me è una missione impossibile.


Stefano Rognoni

lunedì 16 agosto 2010

Ripartire da Rifondazione Comunista. Puntare sui giovani




Il Partito della Rifondazione Comunista ha bisogno di ritrovare il suo slancio nella lotta per la difesa dei lavoratori, per la conquista dei diritti ad oggi negati, per la solidarietà internazionalista.
Vogliamo un partito che sappia creare sul territorio le basi per un confronto che si preannuncia molto aspro contro i poteri forti di questo Paese, per la conquista dei cuori e delle menti di milioni di lavoratori e studenti.
In questo senso grande importanza riveste la questione dei giovani, che in una nazione come l'Italia sono oggetto degli attacchi più pesanti circa il diritto allo studio (con le controriforme attuate sin dal Ministro Berlinguer), ma anche per quanto riguarda il lavoro, con la precarizzazione e la ricattabilità legalizzata da uno Stato che si assume sempre più tutore dell'ordine padronale.
Siamo noi giovani a doverci alzare e dover dire forte quello che vogliamo, mettere in campo le nostre proposte di una solidarietà tra i lavoratori e gli studenti, di un'unità delle lotte contro gli attacchi del padronato e del clero, un'unità che contempli anche la partecipazione degli immigrati.
Abbiamo un compito difficile davanti a noi, l'Italia è stato il Paese con il più grande partito comunista dell'occidente e oggi di quella rappresentanza e di quella vitalità nelle lotte resta davvero molto poco. Occorre ripartire senza darsi per vinti, senza pensare che ormai i comunisti debbano essere un partito per intellettuali annoiati. Abbiamo una lunga e gloriosa storia e abbiamo intenzione di cominciare a scriverla noi, insieme a tutti coloro che quotidianamente combattono per arrivare a fine mese, insieme a quegli studenti demoralizzati da un sistema di istruzione che premia solo le clientele.
Abbiamo le nostre proposte, e sappiamo dove reperire le risorse, da coloro che finora hanno goduto di inauditi privilegi. E' tempo di cambiare, è tempo che chi ha beni in abbondanza dia alla collettività sostanze sufficienti per pareggiare i conti, è tempo di costruire un sistema nuovo.
Perché non c'è libertà dove c'è privilegio. La libertà dove non c'è uguaglianza è solo una parola vuota che implica la libertà di fare ciò che vuole chi sta più in alto di noi.
La costruzione del Partito comunista, che sia polo autonomo dal centro-sinistra borghese, che sappia imporre le sue ricette sociali con intransigenza e senza dover sempre patteggiare, deve partire da qui, dai giovani del partito che oggi si muovono in tutto il Paese organizzando manifestazioni, promuovendo lotte, dando sostegno a chi si scontra con i padroni.
Il tempo non è finito per i comunisti, è tempo che i comunisti ne prendano atto e ricomincino il cammino verso una società nuova.

venerdì 6 agosto 2010

Dell'Utri al Parolario a parlare del duce.. VERGOGNA!

Marcello Dell'Utri parteciperà al Parolario in Piazza Cavour il 30 agosto e in questa sede presenterà il suo libro su Mussolini.
E' incredibile che sia concesso a un condannato per associazione mafiosa di venire qui a dirci quanto il duce fosse una brava persona, un uomo di straordinaria bontà, come ha detto il fondatore di Forza Italia oggi senatore del PdL..
In questo modo si riabilita sia il ventennio fascista, che portò i salari dei lavoratori ad essere inferiori al pre-Grande Guerra e ci trascinò in una guerra folle per le manie di grandezza del Duce, che la mafia - visto che un suo esponente è chiamato a parlarne quasi fosse un'autorità culturale.
E' un episodio vergognoso che merita di essere stigmatizzato con forza. Non possiamo permettere un simile scempio alla nostra Carta Costituzionale e ai tanti compagni che oggi come allora lottano contro la mafia e la criminalità organizzata. La repubblica antifascista è nata con il nostro sangue, con il sangue di chi ha lottato per una nazione libera dall'oppressione straniera e da quella padronale. E questa repubblica l'abbiamo difesa con altro sangue versato da compagni come Peppino Impastato, e tanti altri che sono morti nella lotta contro Cosa Nostra, contro la 'ndrangheta e contro la camorra.

venerdì 30 luglio 2010

Il Governo è in panne.. Subito alle urne..




Con l'uscita di Fini dal PdL e la creazione di gruppi autonomi sia alla Camera che al Senato comincia per il Governo Berlusconi la stagione prodiana del continuo traballare sulle cifre dei voti nelle aule parlamentari.
Il PD per suo conto è pronto ad un Governo tecnico che traghetti l'Italia non si sa bene a cosa, con una legge elettorale gradita ai due colossi malati e con manovre economiche che non si capisce a chi dovrebbero giovare se non a Confindustria.
In questa situazione la cosa migliore da fare è lavorare perché si torni alle urne: pensare che una modifica della Legge elettorale fatta a tavolino da PD e PDL ci consenta di tornare più facilmente in Parlamento non ha fondamento razionale. I partiti in Parlamento ad oggi pensano solo ai loro interessi e a portare a casa i loro stipendi che si sono "tagliati" di 1000 euro netti (ma che si erano aumentati di molto di più all'inizio della legislatura).
La Sinistra ha il dovere di ridare la parola ai cittadini, senza temere eventuali ulteriori esclusioni da Montecitorio, ma lavorando per tornarci col sostegno popolare, lavorando duro sui territori in questi mesi in cui la politica pare fermarsi, senza illusioni di sorta circa le buone intenzioni della borghesia progressista.

domenica 25 luglio 2010

Comunicare... E recuperare ciò che la Destra ci ha rubato..

I comunisti hanno il dovere di imparare a comunicare e a "vendere" la loro idea sul mercato della politica. Pensare che Berlusconi sa vendere e quindi noi che non siamo berlusconiani dobbiamo snobbare la comunicazione politica è folle. La costruzione di un partito comunista di massa passa per il saper portare i propri contenuti ai lavoratori e agli studenti, senza ergersi a docenti di teoria politica.
Dobbiamo fare attenzione all'uso degli slogan, al modo in cui facciamo i manifesti, al modo di creare un volantino.
Dobbiamo imparare a dire agli elettori che non devono votarci per non farci scomparire (che implica che agli elettori interessi qualcosa della nostra esistenza come partito), ma perché portiamo un programma a loro tutela e dobbiamo imparare a spiegarglielo questo programma.
Abbiamo il compito di creare una classe dirigente che sappia rendere i nostri contenuti accessibili a chi non ha una cultura politica formata. Occorre porsi ad un livello di complessità comunicativa più basso perché la nostra base di riferimento non ha più la formazione politica e l'interesse che c'erano negli anni d'oro del Partito Comunista. Il PCI era riuscito a portare il dibattito a livelli alti, a portare una coscienza di classe sufficientemente avanzata, ma oggi il popolo italiano è quello de Il Grande Fratello e di Amici e dobbiamo imparare a entrare in contatto con queste persone. Il che non significa diventare berlusconiani, ma sapere che il comunista deve mettersi al livello della gente, dei più deboli, dei poveri che sono anche spesso un po' ignoranti. Perché altrimenti saremmo solo un partito elitario come il Tudek iraniano che consegnò il potere nelle mani dell'ayatollah Khomeini.

Discorso simile vale per la forma partito, che in Italia ha la sua struttura più efficace nella Lega Nord. La Lega ha la struttura che è ripresa dal Partito Comunista, ma sempre per la nostra cronica contrarietà all'usare ciò che usano partiti diversi da noi (???) rifiutiamo di adottarlo.
Il Partito deve avere una struttura prettamente territoriale, con sedi nei paesini, magari anche in casa di compagni - non è necessario un ufficio politico di cui si paga l'affitto - di modo da costruire un rapporto con il popolo dei paeselli che tanti voti dà alla Lega.

In altri termini, dobbiamo scendere sul terreno organizzativo e comunicativo dei nostri avversari, senza il timore di contaminarci, portando i nostri contenuti e le nostre idee che poi sono decisamente migliori e più prossimi ai bisogni del popolo italiano.

sabato 24 luglio 2010

Prima la politica, poi i leaders

Siamo due compagni iscritti da tempo alla federazione della sinistra, che dopo aver letto le parole offensive e decisamente fuori luogo dei vendoliani e affini, hanno deciso di fare un appello a tutte le personalità della Federazione della Sinistra. Le parole degli amici dirigenti di Sinistra Ecologia e Libertà non vanno nella direzione da loro auspicata dell’ unità a sinistra ma mirano a screditare la nostra azione politica bollandola come arcaica nei suoi contenuti di lotta. Davanti a tali parole riteniamo che l'auto-candidatura di Vendola debba passare in secondo piano nei nostri ragionamenti politici.

Avremmo preferito che la nostra risposta non riguardasse tanto la nostra ostilità nemmeno troppo velata alla candidatura del governatore pugliese, a cui però non si capisce chi contrapponiamo dal momento che vorremmo entrare in un'alleanza democratica senza confini certi, quanto le parole che lo stesso governatore ha riservato alla nostra formazione definita “cimitero”.

Noi siamo uomini e donne che credono in un ideale, che si battono per migliorare le condizioni disastrose in cui gran parte degli italiani si trovano oggi, operai in cassa-integrazione, precari licenziati, per non parlare delle continue umiliazioni a cui la nostra carta costituzionale è sottoposta. Su queste lotte e su questi valori si deve concentrare il nostro percorso politico.

La priorità della Federazione della Sinistra deve essere la creazione di un partito forte, presente sul territorio con una linea politica chiara e che sappia rispondere agli attacchi che gli vengono rivolti.

La FdS non deve esser solo un contenitore "per non scomparire" deve trovare forza nei territori, capace di essere un polo di attrazione di tutte quelle forze alternative capaci di dare vera risposta alle istanze della popolazione, senza attuare una politica cesarista, che andrebbe per terminare in un film già visto.

Le valutazioni sulle candidature a premier sono da considerarsi al momento premature.

Stefano Rognoni – Comitato Politico Regionale PRC Lombardia
Sarah Latorre – Comitato Federale PdCI Taranto

lunedì 19 luglio 2010

9 anni.. Da Genova..

Posto uno scritto dell'anno scorso, lo posto anche dopo le dichiarazioni di Nichi Vendola che ha definito Carlo Giuliani "l'eroe ragazzino"..

Noi non dimentichiamo quel 20 luglio di otto anni fa. Non possiamo dimenticare Genova, non possiamo dimenticare Carlo Giuliani che non era un eroe. Era un ragazzo, come tanti altri in quell'afosa giornata estiva, un ragazzo che aveva imparato che per ciò che si ritiene giusto bisogna schierarsi, rischiare del proprio. Ha pagato con la vita questa sua consapevolezza, ucciso da un poliziotto.


Non siamo qui per incolpare un agente, inviato in una città di cui non conosceva la geografia delle strade. Ma non possiamo tacere che quella fu una conseguenza di una volontà che partiva da ben più in alto. Non possiamo dimenticare che durante il Governo Prodi colui che si erge a paladino della giustizia, Antonio Di Pietro votò contro la commissione di inchiesta parlamentare sui fatti di quel G8, commissione che era uno dei punti fondamentali del programma dell'allora centro-sinistra, punto fortemente voluto da Rifondazione Comunista e dai Giovani Comunist* che a Genova c'erano, che a Genova hanno rischiato la vita insieme a quelle persone.

No, non possiamo dimenticare. Quelle immagini resteranno per sempre impresse nelle nostre menti. E vogliamo che anche voi non dimentichiate. Perché in questo Paese si dimenticano troppo facilmente le vite sradicate perché non conformi ai dettami del potere.

sabato 17 luglio 2010

Il socialismo.. passa dalle lotte

La situazione economica mondiale provoca ovunque miseria e morte, grosso modo quello che i capitalisti accusavano noi comunisti di portare. In Italia il 13,1% vive sotto la soglia di povertà (a cui si aggiungono i fuori-statistica, gli immigrati irregolari, i braccianti stagionali, gli invisibili).
Le imprese chiudono per riaprire dove i diritti dei lavoratori non esistono e sono aiutate in questo dal benestare del potere politico che sovvenziona le delocalizzazioni e quindi indirettamente i licenziamenti.
Fioccano in questi giorni i licenziamenti politici di delegati sindacali rei di aver alzato la testa contro il padrone, ma i lavoratori - questa volta - non ci stanno. E' un estate di lotta che preannuncia una lunga stagione di mobilitazione che probabilmente andrà ben oltre le volontà dei sindacati, troppo spesso collusi nei loro vertici con i padroni. Una lunga stagione di lotta che deve avere come obiettivo un cambiamento nel modo di essere di questa società.
Il nostro appoggio alle vertenze ha senso nel contestualizzarle e nel dare loro un orizzonte diverso dalla semplice vittoria momentanea, perché tale vittoria sarebbe fragile e sottoposta ai capricci dei potenti. E d'altro canto l'orizzonte che proponiamo non ha senso se non nelle lotte di questi uomini e queste donne.
Il comunismo, la società socialista e comunista, non sono principi astratti, sono il risultato del cambiamento dei rapporti di forza che ha luogo nella generalizzazione del conflitto, nel non lottare nel singolo stabilimento ma in tutto il Paese, e non solo nel Paese ma in tutto il mondo globalizzato.
La lotta dei lavoratori è la nostra lotta, è la lotta per il socialismo. Il mondo migliore è in queste lotte e attraverso queste si realizza.

mercoledì 14 luglio 2010

A Olgiate cade la giunta.. Il PD verso l'alleanza con la Lega Nord

Caduta la Giunta di centro-destra di Olgiate Comasco, scontri furibondi nella maggioranza PdL e Lega, con due assessori pronti alle dimissioni a cui il sindaco aveva con anticipo ritirato le deleghe, ma senza riuscire a salvare l'amministrazione (e la poltrona).
Con ogni probabilità si voterà in primavera e qui scattano i tatticismi politicisti.
Il Partito Democratico, anziché formare una coalizione di centro-sinistra o una lista civica di centro-sinistra con le forze di opposizione e almeno progressiste, punta ad una lista civica ampia in cui fare entrare - pare da indiscrezioni - la Lega Nord.
Sì, proprio la Lega che fa le ronde padane, la Lega dei pestaggi, la Lega che tuona contro gli immigrati e vuole bruciare vivi i "clandestini" e possibilmente pure i "terroni". Una cosa simile era capitata a Lipomo dove il PD voleva sostenere l'ex-vicesindaco del PdL e solo per banali politicismi si è risolto a formare una lista civica di centro-sinistra in cui la presenza di candidati vicini alle nostre posizioni era forte..
E' da ritenere che questo episodio si possa espandere anche a livello nazionale dove "chiunque possa servire a vincere va bene". Noi a questo non ci stiamo, noi crediamo che sia il programma e le idee a dover stabilire le alleanze eventuali. Se il Partito Democratico deciderà di proseguire su questa strada non ci sarà altro da fare che bloccare le trattative e passare allo scontro aperto. Mi rivolgo alla base del PD, che spesso si ritiene di Sinistra, volete davvero una lista leghista? Una politica secessionista e becera?
La scelta è vostra. Noi comunisti sappiamo la nostra posizione, attendiamo di conoscere la vostra.

venerdì 9 luglio 2010

Sciopero dell'informazione

Oggi scioperano i giornalisti contro la legge bavaglio, legge ancora non approvata dal Parlamento che impone di non divulgare notizie prima del rinvio a giudizio (mediamente 5/10 anni dal fatto) e per essere più sicuri impedisce di avere notizia del fatto di cui si dovrebbe giudicare, imponendo limiti seri alle intercettazioni ambientali che sono da anni il fulcro della lotta alla criminalità organizzata - che in Lombardia è molto forte anche se continuiamo a dirci il contrario.
Ho scelto di scrivere comunque perché è importante sapere ciò che avviene ed è importante reagire. L'informazione è sempre meno democratica, sempre più legata agli interessi politici del Governo e di editori che - per quanto possano essere definiti comunisti dal premier - sicuramente non lo sono, al punto da vietare che il nome di Rifondazione Comunista compaia negli articoli.
Oggi noi abbiamo il dovere di sostenere questo sciopero, contro un indecente provvedimento che avrebbe tolto ai cittadini il diritto di sapere che - ad esempio - due imprenditori si erano telefonati ridendosela dei terremotati aquilani, o che Bertolaso anziché guidare gli aiuti alle popolazioni si faceva massaggiare, o che a L'Aquila la ricostruzione è tutt'altro che a buon punto anzi non è proprio praticamente iniziata.
Film come Draquila o le inchieste sarebbero illegali perché sfrutterebbero dati che non potrebbero essere ottenuti e meno che mai pubblicati.
Rivolgo un appello a tutti per la mobilitazione contro queste assurde norme che porterebbero l'Italia indietro nel Ventennio, senza più reati a meno che la loro divulgazione non sia decisa dal Governo lanciando cifre populistiche circa l'incidenza di stranieri nella criminalità e tacendo i crimini dei colletti bianchi, da sempre importante base elettorale di Destra e Centro-sinistra.

martedì 6 luglio 2010

Fini non è la soluzione...

Fini non è una reale alternativa a Berlusconi e alle sue politiche
I telegiornali di questi giorni continuano a parlare della possibile rottura tra il Presidente della Camera Gianfranco Fini e il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
Sebbene sia sempre importante analizzare cosa avviene nel campo avversario e sperare in una rottura delle file nemiche, è anche assolutamente necessario comprendere come non si possa affidare a questo le sorti del Paese e in particolare della classe operaia.
Il berlusconismo è entrato in noi a tal punto da farci sperare che Fini sia il futuro governante? Non dovremmo forse noi opporci alle politiche del premier - e della Destra - anziché alla persona del Premier in quanto tale?
A mio parere il compito dei comunisti e della Sinistra deve essere stare a fianco dei lavoratori e degli studenti in lotta, dare una prospettiva di vittoria che non può essere "togliamo Berlusconi e mettiamo Fini". E nemmeno il grande governo di unità nazionale, perché mai nessun governo ha fatto peggio nella storia della repubblica di quelli di unità nazionale (o tecnici che dir si voglia).
Io lo dissi nell'intervista a L'Ordine. La Sinistra e le persone di Sinistra devono smettere di pensare a Berlusconi come un demone, un essere maligno in sé, perché Berlusconi non fa niente altro che tutelare gli interessi di classe della sua base politica. Certo, lo fa con meno stile, ma non possiamo permetterci di badare allo stile, occorre guardare alla sostanza. E la sostanza è che difende gli interessi padronali in modo non diverso da come farebbe Fini, o Casini, o Di Pietro o Bersani.
Quindi basta sperare nel ribaltone, ne otterremmo certo una politica più politica, ma il nostro obiettivo dovrebbe essere un altro. Deve essere la sconfitta ed il superamento di questo sistema economico.
In questo sta la differenza tra i comunisti e il popolo viola a cui pure partecipiamo. Noi non vogliamo la fine di Berlusconi ma del sistema capitalistico che da decenni macella milioni di vite, non vogliamo lo scalpo di un uomo, ma della sua classe di riferimento, dei padroni e padroncini, dei caporali, degli evasori fiscali.
Noi non ci fermeremo finito Berlusconi, il nostro orizzonte è molto più in là.

Il giovane che si dice comunista ma non nemico di Berlusconi


Un'esperienza in Lotta Comunista, oggi militante di Rifondazione, Stefano Rognoni vuole cambiare il sistema. Per riuscirci, spiega, bisogna andare oltre l'apparenza, il gossip e le rivalità personali

Può dar lezione anche una frase, distrattamente o in modo conscio inserita nella presentazione di un film su Woodstock: "Un concerto divenuto simbolo di un'epoca in cui tutto sembrava possibile". Anno 1969. "Io invece credo che i sogni si possano ancora realizzare". Stefano Rognoni, 21 anni, maturità scientifica e ora studente alla facoltà di Scienze Politiche, va subito oltre e al dunque.
Dice che "la politica dev'essere un sogno" e intende la "voglia di riscattarsi, di cambiare le cose. Laddove il sogno manca, si è già vecchi, anche se si è ancora giovani". Non basta l'anagrafe né un incarico nei Giovani Comunisti di Como: che, a differenza degli altri del gruppo, non è quello di coordinatore, "perché da noi le decisioni si prendono insieme. Io convoco le riunioni, porto ordini del giorno, preparo relazioni".
Cominciò a sedici anni sui testi di Marx, Lenin e i classici del comunismo, a piano terra di Villa Olmo dove Lotta Comunista teneva riunioni e discussioni. "Non volevo cominciare un'esperienza politica senza possedere le basi teoriche".
Anacronistico? "No. Noi siamo portatori di valori universali. Che non sono più quelli del Novecento o della Rivoluzione d'ottobre, vanno rivisti e corretti. Ma da correggere a negare un intero impianto di idee c'è molto spazio".
A 18 anni s'iscrive a Rifondazione Comunista: senza rinnegare il passato, solo "decisi di scendere in campo in una formazione che potesse dare risposte e cambiamenti nell'immediato, che non si muovesse solo nell'orizzonte futuro di una società nuova".
In quei tempi frequentava ancora il Liceo Giovio, partecipava a manifestazioni e occupazioni ma senza investiture. "Non ho voluto incarichi elettivi perché desideravo lasciar spazio a giovani più legati ai bisogni della scuola che a una visione politica. Il rappresentante di istituto dev'essere rappresentante di tutti, non solo di una parte: anche se sarebbe stata la mia parte".
Oggi fa parte del collettivo universitario Pantera a Milano, è membro del Comitato Politico Regionale di Rifondazione dall'inizio anno e dal luglio 2008 del comitato di Como.
All'inizio del 2009 i giovani comaschi erano appena sei: "Non siamo un partito che punta alle tessere ma alla qualità. Noi chiediamo militanza, non vogliamo deleghe ma un impegno di ciascuno al cento per cento. Ultimamente stiamo crescendo anche nei numeri: credo lo dobbiamo proprio alla possibilità di lavorare ed essere attivi in prima persona in questo momento di crisi economica. La nostra arma è la parola, con cui possiamo spiegare che la crisi non è una disfunzione del sistema economico, ma è il sistema economico, basato sul profitto e dunque sulla finanza. In alternativa proponiamo la nazionalizzazione delle industrie in crisi, da porre sotto controllo operaio: se l'imprenditore bada al profitto lo Stato non deve prendere il suo posto, ma la produzione dev'essere controllata dal lavoratore".
Idee antiche che provano ad aggiornarsi, ad adattarsi al presente, perché "l'alleanza tra contadini e operai non basta più: bisogna coinvolgere i precari e una forte componente che opera nel settore terziario. Da correggere è anche l'idea di un partito che una volta al potere si è rivelato un impianto burocratico". Dimostrazione che la teoria è utopia, incapace di tradursi in realtà? Stefano nega: "al potere il comunismo non ha avuto modo di svilupparsi. In passato sono stati commessi errori: anzitutto, pensare che il comunismo si potesse affermare in un solo Paese. Insidiato da truppe nemiche ai confini, ha portato a una burocrazia e a disuguaglianze: non più di classe ma di partito. Si è costituita una piramide fatta di cariche. L'obiettivo del comunismo, invece, è l'annullamento delle classi. Ciò però non si può fare per decreto: sarebbe una copertura formale a qualcosa su cui non si è lavorato abbastanza. Serve il consenso, non la forza e un apparato repressivo". Quanto alla Cina, "il comunismo non esiste. Non può esistere là dove l'economia è capitalistica".
Principi e idee "traditi", mentalità rassegnata al "così era, così sarà": l'errore degli altri o di chi con gli altri è sceso a compromessi, in un'alleanza deleteria col governo Prodi, è stato "non cercare di cambiare le cose in profondità, nascondersi dietro una cortina fumogena che svincola l'attenzione su problemi che sono solo la superficie di magagne più grandi. Rifondazione pensava di poter spingere più a sinistra l'asse del governo, verso un percorso legislativo favorevole ai lavoratori. Ma è stata un'analisi sbagliata, un'alleanza basata su un programma fumoso. Quell'esperienza e l'uscita dal parlamento però ci ha aiutati a riprendere la direzione giusta, a riavvicinarsi al popolo".
Primo passo, l'unificazione della diaspora di partiti comunisti, "che sia però un'unità dal basso, non una fusione tra dirigenze. Il partito è stato martoriato da scissioni a causa di una visione miope della classe dirigente e dell'idea sbagliatissima che chi non era d'accordo doveva andarsene".
Premessa necessaria alla lotta per la tutela dei diritti dei lavoratori e una tassazione progressiva, la tutela ambientale, una scuola pubblica di qualità che non favorisca il mantenimento dello status quo ma aiuti la mobilità sociale, attraverso anche l'abolizione delle sovvenzioni statali alle scuole private. O, nello specifico comasco, una cassa di solidarietà per le persone che, occupate prevalentemente nel tessile, hanno perso o perderanno il lavoro."
Più peso, meno leggerezza e attenzione a ciò che sta in profondità, senza farsi depistare dall'apparenza grandiosa di pochi fatti che mascherano situazioni problematiche. "Il caso del muro è emblematico. Si parla del muro ma non del perché si è arrivati a questo, di un modo di fare che privilegia il profitto sull'ambiente. Nessuno dice che abbiamo il lago più inquinato d'Italia, che non si fa vera raccolta differenziata. Serve una politica fatta di trasparenza e che aspiri a migliorare la vita dei cittadini: il che non vuol dire fare favori. Ma dei problemi veri della gente non si parla più, si preferiscono le escort e la vita privata di un premier. Smettiamola con il gossip, affrontiamo le questioni che stanno a cuore alla gente. Noi non siamo antiberlusconiani, non ci interessa una campagna contro la persona Berlusconi".
Nemici che non si riconoscono tali, indicati a dito dal Presidente del Consiglio ad ogni pie' sospinto come il male, senza raccogliere però ostilità: "Noi vogliamo cambiare il sistema, l'economia. Probabilmente con Berlusconi saremo sempre rivali, ma non ci sono motivi personalistici. Se domani Berlusconi ponesse le aziende sotto controllo operaio non potremmo che approvarlo".

Sara Bracchetti